Pasta madre

Ho deciso di sfidare la “sindrome della pagina bianca” iniziando il mio primo post raccontando della genesi della mia pasta madre e della procedura che ho seguito.

Storia

Quasi 6 anni fa dunque, durante la convivenza con un amico e la mia attuale moglie in un appartamento di 60 metri quadri, ebbi la brillante idea di dirmi: “perchè non trovare un modo per aumentare l’entropia di questo bilocale?” (tanto, lo sappiamo tutti, tutti i sistemi tendono all’entropia comunque).

Cercando in giro per la rete a quell’epoca mi imbattei nell’ottimo, per me che non sapevo assolutamente nulla di panificazione, sito di Riccardo Astolfi pastamadre.net (non più online).

Oltre alla semplicità delle descrizioni delle procedure del buon Riccardo, ciò che mi esaltò quella volta era la comunità di spacciatori di pasta madre che si era creata attorno a quel sito. Deciso a prendermi cura della mia personalissima pasta madre, mi misi a cercare uno spacciatore/spacciatrice che fosse vicino a casa, ma non ne trovai nessuno.

Provai dunque a crearmi un primo embrione di pasta madre con della farina a caso che avevamo a casa, senza grande successo. Cito testualmente da una mail di richiesta di consigli inviata a tal “Zio Beppe” di professione spacciatore di pasta madre:

[… ] Ti scrivo dato che ho provato a far partire una mia pasta madre, ma evidentemente ho fallito, dato che non è per niente cresciuta e sopra è diventata tutta marroncina […]

Decisi allora di riprovare a far partire la mia, personalissima, comunità di batteri, seguendo le indicazioni che c’erano sul sito e i consigli del buon Beppe, acquistando un po’ di farina “adatta” (magari ne riparleremo in altri post) dalla farinoteca Un Sacco Moras del Mulino Moras.

Nacque dunque la mia pasta madre battezzata da una amica, in modo geniale, con il nome di Jean Claude. Si sa, ogni pasta madre deve avere un nome, si crea più feeling.

Jean Claude di Mai dire Gol

Procedura

Ormai ovunque tutti, in giro per il web e sui social, descrivono e scrivono di paste madri e delle loro genesi. Si trova letteralmente una vagonata di procedure da quelle che sembrano delle procedure alchemiche (“aggiungi al tuo impasto un cucchiaio di kefir di yogurt di capra d’alpeggio fermentato da 48 ore e tienilo a temperatura controllata di 32,5° gradi centigradi per 20 ore ….” ) a quelle più semplici.

Quello infatti che mi piacque delle procedure che seguivo io era proprio la “semplicità” e la sensazione, nonostante tutto, di non dover essere un biotecnologo per poter partire con le proprie sperimentazioni.

Seguendo il processo e ragionamento di Riccardo, che potete ancora trovare sul suo libro (lui e i suoi siti si sono ritirati a vita privata), sono così (ri)partito con Jean Claude:

- 100 grammi di farina di frumento (nel mio caso era Manitoba)
- 50 grammi di acqua (si, del rubinetto)
- un cucchiaino di miele (facoltativo: aggiungi zuccheri disponibili per favorire la partenza della fermentazione spontanea)

Dopo circa 48 ore ho proceduto al rinfresco del mio nuovo amico prendendo

- 100 grammi dell'impasto precedente (quantità 1)
- 50 grammi di acqua (quantità 1/2)
- 100 grammi di farina _buona possibilmente_ (quantità 1)
pasta madre fermentata
Una foto di Jean Claude giovane: 2014

Da quel momento lì, in poi, non ho più finito di panificare.

Se volete saperne di più, scambiare conoscenze o volete contattarmi potete scrivermi una mail a andrea [ at ] fermentoteca.it o, se siete più moderni, un messaggio su telegram scrivendo a andreakit.

A presto.

#keepthingsbubbling

8 commenti su “Pasta madre”

  1. Mi hai fatto voglia di cimentarmi in quest’impresa per fare anche la mia JeanClaude….. La chiamerei però… ANTONIETTA….. Sai la mia mania di dare un nome a tutto ciò che è vivo!
    Grazie

  2. Ciao Andrea
    Bellissima idea!!!!
    Ti chiederò consigli❤️
    Anch’io quest’anno ho creato la mia pasta madre e non sono riuscita a trovare un nome decente. Ezio ha suggerito Jean-Claude 😄😄😄
    Per ora non ho fatto ancora il battesimo!

  3. Ma che bella storia d’amore tra un homo sapiens e dei batteri amichevoli ribattezzati. Poi con INA ricetta così semplice devo solo pensare al nome da dare alla mia coltivazione… 😅

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